Il matrimonio nel mondo romano

Secondo la leggenda era stato Romolo a istituire il matrimonio per confarreatio, questa forma era dunque la più antica e la più solenne, ritenuta sacra e inscindibile. Inizialmente scelto dai patrizi, fu poi riservato alla sola classe sacerdotale dei Flamines, per poi cadere in disuso.

Il matrimonio per coemptio era in origine un contratto di compravendita. Durante la cerimonia il pater familias vendeva la sposa al fidanzato alla presenza di cinque testimoni e del libripens che reggeva una bilancia, sulla quale il fidanzato gettava il prezzo della futura sposa. La donna che si sposava secondo questo rito veniva chiamata semplicemente uxor e non matrona come nella confarreatio.

Un uomo e una donna non sposati che convivevano per un anno ininterrottamente davano luogo all'usus, per cui al termine dell'anno si poteva ritenere sancito il vincolo matrimoniale.

Secondo alcuni giuristi romani però, confarreatio, coemptio e usus sono forme di conventio in manum e non forme di costituzione del matrimonio. Scopo del matrimonio è quello di creare la società coniugale per la quale è sufficiente la volontà dei coniugi, mentre obiettivo della conventio è trasferire la potestas della donna dal padre al marito.

La contemporaneità dei due atti non toglie nulla alla contemporaneità dei due istituti e alla diversità di effetti giuridici che ne derivano. Il matrimonio poteva sciogliersi a prescindere dalla conventio in manum; nel caso della confarreatio era necessaria la diffareatio e nel caso della coemptio la remancipatio.

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